Non molti sanno che all’interno del Porto di Civitavecchia si trova uno dei più suggestivi ed antichi monumenti della città: stiamo parlando del Fortino di San Pietro meglio conosciuto anche come Molo del Lazzaretto.

IL MOLO DEL LAZZARETTO: LA STORIA

La struttura, inizialmente composta da una torretta che fungeva anche da faro interno, era parte del maestoso progetto voluto dall’imperatore Traiano per il porto di Civitavecchia e diretto a sua volta dall’architetto Apollodoro di Damasco (107 d.C.).

Il molo era attraversato da gallerie che costituivano un sistema di ricambio continuo delle acque che serviva a mantenere pulito il fondale e ad evitare l’interramento della darsena. Il Lazzaretto è un chiaro esempio dell’abilità ingegneristica dei Romani; un sistema che svolge tuttora la sua funzione restando unico al mondo.

Presumibilmente il faro vero e proprio, visibile a grande distanza, doveva essere posto su di una diga avanzata in mare aperto, mentre sui moli si trovavano le lanterne, che col faro principale permettevano l’avvicinamento e l’entrata sicura nella notte.

Il Molo del Lazzaretto - Foto di Sabrina Delogu #cartolinedacivitavecchia

Il Molo del Lazzaretto - Foto di Sabrina Delogu #cartolinedacivitavecchia

Nel corso dei secoli il Lazzaretto subì dei restauri e nel XVII secolo fu costruito un edificio adiacente (andato distrutto dopo la guerra) che ospitava gli equipaggi delle imbarcazioni che venivano trattenuti in quarantena. Gli interventi papali sul molo risalgono ai primi decenni del ’600 sotto il pontificato di Urbano VIII, ma furono completati solo nel dicembre 1755 per opera di Benedetto XIV che realizzò l’ultimo tratto di quelli che dovevano essere dei magazzini, con il corpo centrale a due spioventi ornato da una grande lapide con sculture e stemma pontificio.

Il Molo del Lazzaretto - Porto di Civitavecchia

Il Molo del Lazzaretto - Porto di Civitavecchia

Nel 1656 si diffuse un’epidemia di peste ed il fortino venne trasformato in un ricovero per i contagiosi fino al 1800. Da qui il nome di Lazzaretto. Per isolarlo si pensò anche di scavare un canale che lo avrebbe separato dal molo.

Il Fortino di San Pietro ha resistito in parte ai bombardamenti del 1943, mentre non rimangono purtroppo tracce del suo gemello, il fortino situato sul molo di levante detto del Bicchiere.

Possiamo tranquillamente affermare che con i suoi quasi 2000 anni suonati, il molo del Lazzaretto è un vero e proprio unicum nel suo genere: non esistono, infatti, oggi moli antichi così straordinariamente conservati.

IL MOLO DEL LAZZARETTO OGGI

Recentemente, grazie all'impegno dell'Associazione "La Civetta di Civitavecchia" che ha indetto diverse manifestazioni per promuoverne la salvaguardia e avviare un nuovo progetto di riqualificazione, il Lazzaretto è stato ammesso dal FAI (Fondo Ambiente Italiano) in occasione del 7° settimo censimento "I Luoghi del cuore".

Purtoppo causa esaurimento fondi, al momento il progetto non potrà essere finanziato, ma il Fortino di San Pietro ha ottenuto ben 8113 adesioni e resterà comunque sotto l’attenzione del FAI che monitorerà tutto quello che accade ed accadrà intorno ad esso.

Ci auguriamo davvero che questo importante monumento ottenga il riconoscimento che si merita visto che è riuscito ad attirare anche l'attenzione di Hollywood, diventando una delle location della celebre commedia Zoolander 2. Leggi la nostra news sulle riprese al Molo del Lazzaretto e guarda il trailer del film!

Se ti è piaciuto questo post scopri anche l'itinerario sul Porto Storico di Civitavecchia.

Le riprese di Zoolander 2 al Molo del Lazzaretto

Le riprese di Zoolander 2 al Molo del Lazzaretto

Info utili

Molo del Lazzaretto

COME ARRIVARE

L'antico Molo del Lazzaretto si trova dalla parte opposta della Rocca vicino al molo San Teofanio.

Per raggiungerlo entrate al Porto di Civitavecchia e alla grande rotonda con al centro la statua dell'imperatore Traiano proseguite costeggiando le mura alla sinistra verso Loc. Prato del Turco. Proseguite sempre dritti verso il Molo San Teofanio e dopo poco siete arrivati.

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